MA COME TI VESTI? GUIDA PER UN ARMADIO SOSTENIBILE
Progetti, racconti e testimonianze
“Nel ruolo di consumatori la consapevolezza può fare la differenza"

“Ma come ti vesti? – Guida per un armadio responsabile” non è il titolo di una nota trasmissione televisiva, ma un progetto dell’associazione In.differenti Il peso vivo della storia ODV che mira a sensibilizzare sull’impatto che il settore della moda fast fashion (moda veloce) ha sia sull’ambiente che sui lavoratori, partendo dalle conseguenze delle nostre scelte quotidiane. Quando si parla di fast fashion si fa riferimento a un modello di business dell’industria dell’abbigliamento che si basa sulla produzione rapidissima di collezioni ispirate alle ultime tendenze vendute a prezzi molto bassi.
L’associazione albese, operativa dal 2023, organizza eventi culturali, pubblici e gratuiti, su temi di attualità, per promuovere il dibattito e creare luoghi di confronto approfondendo tematiche sociali, storiche.
È di questo periodo il progetto “Ma come ti vesti? – Guida per un armadio responsabile”.
Il 3 marzo è partito il percorso formativo gratuito online che prevede quattro incontri di approfondimento sul metodo di analisi della filiera fast fashion e tessile in generale e su modelli alternativi sostenibili.
Nel primo appuntamento l’ospite è stata Silvia Gambi di Solomodasostenibile che ha parlato dell’impatto umano, ambientale ed economico della moda a basso costo, la cosiddetta fast fashion. Lunedì 9 marzo Ilaria Chiavacci fornirà indicazioni pratiche su come avere un guardaroba rispettoso dell’ambiente e dei lavoratori. L’intervento del 16 marzo di Elena Ferrero di Atelier riforma sarà focalizzato su come rendere i prodotti tessili inutilizzabili in risorse per l’economia circolare. Infine, lunedì 23 Deborah Lucchetti di Campagna abiti puliti spiegherà quali misure possono messe in atto per contrastare il modello della moda usa e getta.
Abbiamo posto alcune domandeo ad Alessandro Damonte, presidente dell’associazione.
Com’è nata l’idea di “Ma come ti vesti”?
«Lo scorso autunno, siamo partiti con una prima fase di attivazione della cittadinanza diffondendo un sondaggio sul tema fast fashion, per rilevare il livello di informazione sull’impatto sociale e ambientale dell’industria della moda e selezionare, poi, le linee guida principali del progetto. L’iniziativa è finanziata da Fondazione Compagnia di San Paolo nell’ambito del bando SparkZ. Quasi tutti i rispondenti sono stati d’accordo sul fatto che la moda sostenibile e modelli alternativi di produzione e consumo non siano argomenti affrontati abbastanza e che nel ruolo di consumatori la consapevolezza possa fare la differenza. Dopo l’attivazione iniziale, abbiamo coinvolto nella seconda fase di co-progettazione i soggetti che hanno mostrato interesse nel progetto, grazie anche alla diffusione del sondaggio: ragazzi e ragazze albesi, cittadini, rappresentanti di associazioni in quattro incontri presso Spazio DoM, ad Alba, dove abbiamo avuto modo di confrontarci sul tema del fast fashion, di pensare quali fossero le priorità sul territorio, di rivedere da capo tutto il progetto e integrare tutte le idee e le esigenze che sono venute fuori parlando con le persone e le associazioni coinvolte.
Dopo il percorso di formazione online, sarà proposta una visita in presenza ad una realtà del territorio che opera attivamente per un cambiamento sostenibile nella moda.
Infine, il progetto si concluderà con un evento finale».
Avete in programma un festival sulla moda sostenibile: potete raccontarci qualcosa in anteprima?
«L’evento finale sarà aperto a tutta la cittadinanza con iniziative che animeranno questa giornata che sono state definite nella fase di co-progettazione. L’intento sarà di coinvolgere più fasce della popolazione, interessati e passanti un sabato di maggio nel cortile della Maddalena ad Alba. Il pubblico verrà coinvolto in workshop di cucito e riparazione, ci sarà uno swap party e varie realtà associative e private che promuoveranno le proprie pratiche sostenibili. Si proporranno talk interattivi e momenti di confronto sul tema della moda sostenibile con esperti del settore e realtà locali che si occupano di sostenibilità e circolarità.
I banchetti di chi ha preso parte al progetto rappresenteranno la restituzione del percorso di formazione e dell’esperienza partecipata, sotto forma di materiale informativo».
Fare cultura passa anche per un armadio sostenibile. Che cosa potete commentare a riguardo?
«Sì l’obiettivo generale è di sensibilizzare e informare, ma anche di sviluppare una coscienza collettiva per pensare alternativamente e con creatività, per modificare le pratiche culturali relative al consumo del settore moda. Inoltre formando una massa critica si potrebbe arrivare ad analizzare criticamente le nostre abitudini di consumo, le nostre pratiche collettive ed individuali nonché a proposte reali a livello globale per una policy contro il fast fashion».
Giorgia Barile