DAL DIRITTO ALLA SALUTE ALLA SOSTENIBILITÀ ECONOMICA DELLE POPOLAZIONI LOCALI:
L’IMPORTANTE CONTRIBUTO DEGLI AMICI DI KINANGOP ODV IN KENYA
Progetti, racconti e testimonianze
“Soltanto grazie al contributo professionale ed umano di numerosi medici specialistici e dei volontari italiani gli abitanti della zona possono sottoporsi a interventi di alta chirurgia e avere cure all’avanguardia”

Negli ultimi mesi del 2025 il CSV Cuneo ha portato avanti una campagna per sensibilizzare il volontariato a tutela dei diritti. Abbiamo ascoltato tante esperienze di associazioni locali per poi allargare l’orizzonte a quelle realtà che si occupano di diritti nell’ambito del volontariato internazionale.
In questo contesto abbiamo avuto il piacere di conoscere e approfondire l’esperienza dell’associazione Amici di Kinangop ODV, sodalizio albese che contribuisce in modo concreto alle esigenze dell’Ospedale di Kinangop, che si trova in una zona montagnosa e non turistica del Kenya ed è l’unico presidio sanitario ad offrire un servizio essenziale alla popolazione della regione.
Abbiamo incontrato Germana Bruscaini, instancabile volontaria dell’associazione.
Germana vive a Torino, ma dopo aver conosciuto la realtà associativa e dopo aver partecipato a una missione presso l’ospedale Keniota ha deciso, nonostante la distanza, di continuare a fare volontariato nell’associazione.
Germana, come nasce l’associazione e quali sono i suoi obiettivi?
«L’ospedale da solo non riesce a soddisfare tutti i bisogni delle persone che vi si rivolgono, non riceve fondi da enti locali statali o religiosi e deve reggersi con le donazioni dei privati. Soltanto grazie al contributo professionale ed umano di numerosi medici specialistici e dei volontari italiani che raggiungono a turno Kinangop, gli abitanti della zona possono sottoporsi ad interventi di alta chirurgia e avere cure all’avanguardia. Il professor Bruno Frea da molti anni garantisce con altri medici amici una presenza periodica presso la struttura, confrontandosi con pazienti di età e patologie diverse e dovendo utilizzare tecnologie e strumenti meno avanzati rispetto all’Europa. L’associazione è il collettore delle raccolte fondi che vengono attivate attraverso eventi dedicati e iniziative di vario genere, non solo per rispondere alle esigenze dell’ospedale, ma anche per diffondere maggiormente il senso di fratellanza e sostegno tra popoli, senza trascurare la prevenzione sanitaria gratuita in Italia, come segno di attenzione e tutela verso i cittadini».
L’associazione non si occupa solo di fornire sostegno economico, quali sono le altre vostre attività?
La nostra associazione lavora per rendere indipendente la popolazione locale. Il dottor Bruno Frea, tre volte l’anno, si reca in Kenya con un gruppo di specializzandi italiani per fare formazione ai medici locali. Queste missioni permettono ai medici locali di imparare, di fare esperienza, il confronto con medici europei è determinante per affrontare interventi e cure particolarmente complesse e per insegnare ai medici di Kinangop tecniche all’avanguardia. Negli anni il dottor Frea ha portato anche tanti strumenti che sono stati molto importanti per rendere l’ospedale sempre più autosufficiente. A fine 2024 le sale Operatorie sono passate da quattro a sette grazie ai contributi ricevuti dall’Enoteca Regionale Piemontese Cavour: questo risultato è stato particolarmente importante perché ha permesso di far fronte alle esigenze di un numero maggiore di pazienti».
Il diritto alla salute non è l’unico tema che affrontate nella zona di Kinangop, quali sono le altre attività che avete realizzato?
«La sostenibilità economica è la parola chiave di Kinangop. Oltre all’ospedale sono state realizzate: una fattoria con circa 70 mucche, 50 conigli, più di 20 maiali e pecore e ampi orti che forniscono, senza acquisti esterni, tutti gli alimenti necessari all’ospedale e al personale; una cava con frantoio per ricavare materiale da costruzione per realizzare nuove aree della struttura; un bosco con almeno 20.000 alberi che fornisce legna da taglio ottenendo il 75% del calore necessario all’ospedale. Le abitazioni per i dipendenti, una scuola dell’infanzia, il collegio per la scuola infermieri, la casa delle suore».
Elisa Girardo
