Il ruolo sociale dell’associazione
Amici della Biblioteca Marene ODV
Progetti, racconti e testimonianze
“Siamo diventati riferimento della comunità
garantendo un servizio e una continuità”

Nell’ambito della campagna di promozione del volontariato culturale promossa dal CSV di Cuneo continuiamo il viaggio attraverso realtà del territorio che si occupano della promozione ed educazione alla tutela del patrimonio presente sul nostro territorio.
Questa settimana abbiamo intervistato il presidente dell’associazione Amici della Biblioteca di Marene ODV Marco Biolatti.
Tenere aperte le piccole biblioteche significa offrire uno spazio libero a tutti e aperto a tutti. Collegato a ciò vi chiediamo una riflessione su come una piccola biblioteca in una comunità come quella di Marene possa fare la differenza.
«Parlo anche in rappresentanza dei volontari e delle volontarie dell’associazione Amici della Biblioteca. Da 10 anni a questa parte abbiamo cambiato un po’ il dogma dell’associazione, le piccole biblioteche di provincia sono sorrette da volontari inseriti nelle associazioni.
Ci sono le Amministrazioni comunali che danno un contributo, però poi effettivamente chi apre la biblioteca, chi sceglie i titoli dei libri, chi presta i libri, nella maggior parte dei casi sono volontari e volontarie con età differenti, con competenze completamente differenti. Siamo partiti 10 anni fa con un buon ritmo perché garantivamo 14 ore a settimana di apertura. Le attività riguardavano il prestito, le restituzioni dei libri con sporadiche attività di promozione alla lettura, letture ad alta voce e laboratori.
Dal 2016 ci siamo chiesti se era il caso di cambiare qualcosa. Perché vediamo che in Italia il trend è quello di leggere meno, di acquistare meno libri, di fruire meno appunto anche delle biblioteche.
In Italia si legge sempre meno perché anche comunque i costumi sono cambiati, le persone sono cambiate, i bisogni sono cambiati e quindi è necessario rinnovarsi. Allora ci siamo detti: capiamo di cosa ha bisogno la nostra comunità oggi. Ha bisogno di incontrarsi, di identificarsi in varie tendenze letterarie, identificarsi in persone che hanno bisogno. E allora in un piccolo paese la biblioteca può diventare un punto di aggregazione fondamentale, insieme a tutti gli altri servizi come quelli sportivi o quelli parrocchiali, ad esempio.
Negli anni siamo diventati riferimento della comunità, dove ognuno, ogni cittadino, si è presentato con un bisogno differente: chi era interessato a leggere un manga, chi aveva bisogno di utilizzare magari il computer, non avendo una connessione interna e stabile, fare ricerche o semplicemente bisogno di un luogo dove poter stare tranquillo al di fuori di casa. E allora, noi volontari ci siamo impegnati per arrivare a tutto ciò, offrendo un servizio, garantendo una continuità, che credo oggi nel mondo del volontariato non sia scontata».
Quali sono stati i progetti e le iniziative che hanno coinvolto più persone nuove?
«Negli anni ci siamo impegnati su tutte le fasce d’età, principalmente sulle più piccole, quindi bambini, minori, famiglie.
Uno dei progetti di punta, frutto di una relazione molto forte con il territorio è il circolo dei lettori, in collaborazione con gli Istituti comprensivi, dove abbiamo nel 2021, in pieno Covid, lanciato l’idea di incontrarsi al di fuori della scuola, in un contesto informale, come la biblioteca, per parlare di libri. Da lì si è partiti con un gruppo già nutrito. In un contesto di 3300 abitanti, siamo partiti con un gruppo di 30 persone, 30 ragazzi e ragazze dagli 11 ai 14 anni e nel tempo ci siamo evoluti, i gruppi sono aumentati, abbiamo ampliato l’offerta.
Prendo anche ad esempio i ragazzi delle scuole elementari, di quarta e quinta, dove mi piace tantissimo sottolineare il fatto che sì, il libro è importante, ma soprattutto le relazioni che ne derivano nel parlare di libri sono ancora di più importanti. Anche grazie a collaboratori esterni, come psicologi e sociologi, si punta molto a far dialogare ai ragazzi, far parlare di sé, trattare problematiche, magari personali, anche importanti, sia davanti a un gruppo, ma anche magari in separata sede, dimostrando che sia i volontari, ma anche i professionisti coinvolti, sono a disposizione della comunità perché hanno fatto una scelta, hanno fatto la scelta di essere disponibili».
Quali sono le fasce di età che dal vostro punto di vista hanno più bisogno di essere attenzionate?
«In biblioteca ogni giorno si presenta una persona con un bisogno diverso, perché ci vede a volte come un punto di riferimento magari per sbloccare una situazione. I giovani hanno bisogno di sentirsi in un contesto protetto, ma allo stesso tempo non collegati alle formalità della scuola e ai doveri di casa. Cercano magari un luogo dove non essere valutati, dove essere accolti.
Spesso ci diciamo tra volontari di avere pazienza e rapportarsi con empatia alle varie fasce d’età che arrivano.
Poi ci sono gli anziani che in Biblioteca si fermano anche poco, anche solo per chiacchierare. Inoltre con i volontari si creano bisogni vari come aiuto digitale o per utilizzare la tecnologia del telefono. Le famiglie poi a volte ci chiedono aiuto. Vedono che da noi sono presenti computer e una buona connessione a internet e capita che ci chiedano aiuto per ottenere i voucher scolastici.
L’anno scorso siamo rimasti aperti fino a mezzanotte per aiutare le persone con le domande ai voucher della Regione Piemonte e abbiamo ottenuto ottimi risultati. È importante sottolineare come da questi momenti di bisogni si generi poi un interesse nei confronti della Biblioteca. Magari tutto è partito dal soddisfare una richiesta e poi vedi che, soprattutto i ragazzi, diventano essi stessi volontari oppure aiutano a loro volta la famiglia l’anno successivo ad adempiere compiti digitali come la richiesta dei voucher. Si crea quindi un movimento generativo di nuove forze. Questo va a mitigare uno degli altri grandi mali dell’attuale stato del volontariato che è la mancanza di ricambio generazionale, la difficoltà di favorire il ricambio di persone, garantendo un importante servizio, ovviamente spontaneo».
Cosa significa essere volontari nella vostra associazione? Se doveste fare un appello per unirvi a voi, che cosa rappresenta il volontariato in Abl Marene?
«Quello che cerco di difendere in tutti i modi è la possibilità di esprimersi appieno all’interno di una realtà del volontariato. Non è un lavoro dove dobbiamo per forza raggiungere l’obiettivo. I volontari se riescono a trovare un equilibrio all’interno della propria vita, attraverso anche l’attività di volontariato, credo che sia il miglior risultato per tutti. Quindi appunto fare volontariato in una biblioteca deve essere un piacere, dove ci si sente coinvolti, dove ci si sente utili per una comunità, senza magari anche un impegno continuativo e troppo impegnativo.
In biblioteca i volontari e le volontarie ad esempio danno la propria disponibilità durante la settimana e grazie alla somma di tutte le varie disponibilità si riesce a garantire un servizio ampio lasciando libertà verso la mansione specifica e quindi dando anche la possibilità di essere creativi.
Tutti hanno la possibilità di proporre delle attività differenti rispetto al prestito dei libri, apportando idee nuove, dando il proprio prezioso contributo, liberamente e in rapporto alle proprie specificità. Dando il proprio contributo in libertà fa sicuramente sentire più gratificati in tutto questo».
Debora Sattamino
