Il sogno di realizzare un
dispensario che può salvare vite
Progetti, racconti e testimonianze
“I più vulnerabili sono i bambini”

350 ragazzi grazie a Insieme per l’India ODV possono frequentare la scuola e avere un futuro migliore.
I volontari hanno contribuito a cambiare la loro vita e quella delle loro famiglie. Ora il sogno di realizzare un dispensario che può salvare vite.
I volontari hanno contribuito a cambiare la loro vita e quella delle loro famiglie. Ora il sogno di realizzare un dispensario che può salvare vite
L’Associazione “Insieme per l’India ODV” nasce nel 2009 per ricordare Rupert Chierotti, un ragazzo di origine indiana, residente a S. Lorenzo di Fossano, morto a 17 anni nel 2004 in un incidente stradale. I genitori adottivi, con alcuni loro amici, hanno deciso di ricordarlo attraverso il sostegno a progetti di sviluppo e di miglioramento delle condizioni di vita nei paesi poveri, in particolare in India e in Tanzania.
Il grande traguardo dei volontari oggi: attualmente attraverso il sostegno a distanza circa 350 ragazzi e ragazze a Bangalore e Mangalore (Stato del Karnataka- India), e a Kifaru ( Tanzania) possono frequentare la scuola e crescere con la speranza di un futuro migliore, negli anni centinaia di ragazzi hanno visto cambiare la loro vita e quella delle loro famiglie.
Nel corrente anno scolastico, iniziato a gennaio, 199 bambini usufruiscono della possibilità di istruzione.
Terminata la settima classe, i ragazzi possono frequentare le scuole secondarie, alcuni dei ragazzi passati nella Rupert Home negli scorsi anni, stanno frequentando scuole prestigiose a Dar Es Salaam o Dodoma con ottimi profitti, altri seguono corsi professionali, a tutti viene data una possibilità di migliorare la loro vita.
Insieme per l’India sostiene il budget per il funzionamento del Campus: vitto, corredo scolastico, stipendio insegnanti, che nel 2026 ammonta a circa 60 mila euro.
«Tale cifra molto importante per una piccola associazione- spiegano i volontari – viene accumulata attraverso le donazioni da privati, le due raccolte fondi di Natale e Pasqua, il 5 per mille».
La collaborazione con diocesi e missionari
L’associazione dal 2018 collabora con i missionari della Diocesi di Mangalore (India), che operano Fidei Donum a Kifaru (Regione del Kilimanjaro-Tanzania)
«La situazione nella zona è drammatica – raccontano i volontari – la popolazione dei villaggi vive in capanne di fango, sopravvive con un’alimentazione scarsa, manca di qualunque tipo di infrastruttura, non esiste la luce e l’accesso all’acqua è estremamente difficoltoso.
In una situazione tanto precaria i bambini sono lasciati a sè stessi, spesso in situazione di grave malnutrizione, privi di ogni istruzione.
In questi anni è stato realizzato da Insieme per l’India il Rupert Campus, che comprende due dormitori, un refettorio, una cucina, una stalla e aule scolastiche.
Dapprima i bambini raccolti nei villaggi con situazioni gravissime di disagio, abbandono e malnutrizione, la maggior parte orfani, o spesso accuditi da un solo genitore o da un nonno, risiedevano nel Campus e frequentavano la scuola governativa».
Dal 2025 è partita la “St Kizito-Rupert Primary School” nel campus stesso, i bambini seguiti full-time negli studi e nelle varie attività ludico-formative da un team molto valido di insegnanti ed educatori possono nutrirsi adeguatamente e crescere in modo sereno, dimenticando le sofferenze dei loro primi anni di vita.
Proseguono dall’associazione: «Abbiamo a cuore, in particolare, la situazione delle ragazze che, nei villaggi, sono discriminate, perché a loro viene data meno importanza e il tasso di abbandono scolastico tra di loro è molto elevato per ragioni come il matrimonio precoce, la gravidanza prematrimoniale o l’accudimento di fratellini più piccoli,… In particolare delle ragazze orfane, semiorfane o molto povere nessuno si prende cura, frequentano a volte le prime classi della scuola del villaggio, spesso senza neanche imparare a leggere e scrivere, finchè non sono abbastanza grandi per andare a cercare l’acqua o a lavorare nei campi o accudire i greggi di capre».
Un nuovo pozzo
Nel 2025 Insieme per l’India è riuscita a raccogliere i fondi per la realizzazione di un pozzo nel Rupert Campus, dato che l’attuale, realizzato nel 2012, non fornisce acqua sufficiente e per di più salata, per la presenza di minerali nelle falde. I lavori partiranno in questi giorni e saranno conclusi entro marzo.
Il sogno
Un sogno per il 2026: la realizzazione di un dispensario.
L’idea di realizzare un dispensario a Kifaru, di cui potranno usufruire anche i villaggi circostanti, nasce dalla consapevolezza che in zona non sono presenti strutture sanitarie e troppo spesso si assiste a morti assurde, che si potrebbero benissimo evitare con un semplice intervento ambulatoriale o la somministrazione di qualche medicinale.
Come in tutte le Regioni dell’Africa sub-sahariana, nei villaggi della zona le malattie tropicali come malaria, diarrea, tubercolosi, parassitosi e alcune epidemie come la meningite e l’infezione da Hiv decimano la popolazione.
In tutto questo, i più vulnerabili sono i bambini, in gran parte malnutriti e denutriti, la cui conseguenza spesso è un ritardo sia nella crescita fisica che nello sviluppo mentale. Sono molte le donne in gravidanza che, senza alcun tipo di controllo, perdono la vita per complicanze.
L’ospedale più vicino relativamente ben attrezzato per la presa in carico dei pazienti gravi è a più di due ore di viaggio in macchina, una distanza enorme in queste condizioni; quasi mai si arriva, proprio per la mancanza di mezzi di trasporto; inoltre non ci sono le possibilità economiche per pagare le cure mediche.
Gli stessi bambini nel Rupert Campus si trovano spesso in necessità di cure mediche, nessun controllo viene loro effettuato perché troppo gravoso sia logisticamente che economicamente.
«Il nostro sogno è trasformare questa situazione attraverso la creazione di un dispensario medico e renderlo in grado di portare un primo soccorso efficace alla popolazione sia di Kifaru sia dei villaggi vicini, oltre che ai ragazzi del campus.
Il dispensario, oltre il suo ruolo primario, avrà anche il compito di dare un’educazione sanitaria a tutti coloro che lo frequentano ed alcune informazioni supplementari per quanto riguarda un modo semplice di evitare alcune malattie.
Avendo a disposizione una struttura medica, si potrà iniziare una collaborazione di personale medico italiano, per realizzare periodi di volontariato sul posto al servizio della popolazione locale.
Questo è per ora un sogno, stiamo cercando donatori, abbiamo predisposto il progetto, sicuramente non sarà facile ma siamo fortemente motivati».
Le difficoltà
«Le nostre difficoltà – concludono i volontari – non sono poche. I nostri progetti, essendo a carattere internazionale, non sono presi in considerazione dalle fondazioni che sostengono le attività sul territorio; con la Diocesi non ci può essere collaborazione poiché non ci sono missionari della nostra zona. Ci piacerebbe collaborare con associazioni che operano nello stesso paese, ma per ora non siamo riusciti».
Debora Sattamino