Acquisire cultura della collettività,
non soddisfazione del singolo
Progetti, racconti e testimonianze
“Occorre lavorare per fare cultura di collettività e cercare così di lasciare un segno”


Nell’ambito della Campagna di promozione del Volontariato culturale promossa dal CSV di Cuneo continuiamo il viaggio attraverso realtà del territorio che si occupano della promozione ed educazione al patrimonio presente nella nostra provincia. Abbiamo intervistato l’associazione Attività e Cultura per Savigliano ODV, attraverso le parole della presidente Rosalba Belmondo.
Di cosa si occupa la vostra associazione? Quali sono secondo voi i punti di forza e quali le difficoltà?
«L’associazione di volontariato culturale Attività e cultura per Savigliano ODV (di solito abbreviata Acs) supporta le istituzioni culturali comunali con volontariato nella biblioteca civica, museo civico, aiuto per la sorveglianza e l’assistenza nelle mostre. Siamo il riferimento per l’apertura e l’accompagnamento di visitatori al Museo ex voto del Santuario della Sanità. Con molto piacere svolgiamo attività di lettura settimanale nella casa di riposo Chianoc di Savigliano, e una più saltuaria alla casa di riposo di Levaldigi con letture in asili privati. Organizziamo alcuni incontri ogni anno con personaggi che abbiano esperienze nuove o particolari da raccontare, legate all’impegno per la natura, la salvaguardia dell’ambiente o delle tradizioni, oppure legate a momenti di arte e storia locali. L’Associazione inoltre organizza sugli stessi temi mostre completamente nuove, su temi originali (es. le cascine abbandonate, l’esperienza dei bambini saviglianesi nelle colonie estive del dopoguerra).
Il punto di forza più grande è la varietà delle proposte mai ripetitive. Poi ci sono le difficoltà che purtroppo non mancano. Esse per lo più derivano da vari aspetti, come non avere una sede propria e non avere magazzino per attrezzature o per i pannelli delle mostre trascorse. Dipendiamo da altri per la sede dei direttivi, delle conferenze, delle mostre.
Poi tra i problemi grossi c’è il problema che affligge un po’ tutti ovvero il ricambio generazionale, sommato alla disponibilità di tempo limitata. Purtroppo abbiamo un numero di soci “attivi” basso rispetto al totale degli associati. I soci più giovani ( o meglio i meno anziani) lavorano ancora e il tempo a disposizione è ovviamente legato all’attività professionale. I soci più anziani hanno buona volontà, ma spesso capita che svolgano attività in altre associazioni e il tempo a disposizione diminuisce. Poi c’è la questione del budget che risulta ridottissimo e fatichiamo ad avere contributi».
Che cosa significa oggi giorno fare un volontariato di tipo culturale?
«Contribuire a dare delle risposte non scontate ai cittadini per migliorare la loro vita: ad esempio essere a fianco di decine di organizzazioni che propongono iniziative per il tempo libero (musica, teatro, cinema). Il volontariato culturale si occupa di temi spesso troppo elusi e cerca di valorizzare il tempo disponibile di chi vuole lavorare per gli altri e che non si sente di operare sul fronte del sociale».
Secondo voi il volontariato culturale di cosa ha bisogno?
«Sicuramente acquisire più autorevolezza sarebbe importante, come avere una maggiore indipendenza economica e logistica. E comunque uno dei bisogni più impellenti sarebbe quello di aumentare il numero dei nostri volontari. Con persone in più si riuscirebbe senza dubbio ad aumentare le attività e magari avere più possibilità di turnazione. In ogni caso essere di più è sempre una cosa buona. Sarebbe utile poter pensare di coinvolgere i lavoratori in Naspi magari».
Crede che la cultura attraverso il volontariato possa essere crescere? pensate che fare volontariato culturale possa lasciare il segno?
«Sicuramente il volontariato può aiutare la cultura a crescere, ma la cultura è un concetto ampio. Un prodotto culturale può anche essere un concerto, che però si acquista e può essere “usa e getta”. Occorre lavorare sul far acquisire cultura in direzione di cultura della collettività, non di soddisfazione del singolo.
Se fatto così, il volontariato culturale può lasciare il segno di sicuro.
Occorre lavorare tanto, anche su progetti coinvolgendo più associazioni, anche con il coordinamento e l’aiuto del CSV».
Debora Sattamino