LE SFIDE DELL’ADOLESCENZA: SEMINARE
BENESSERE ATTRAVERSO IL VOLONTARIATO
La parola a
“Solidarietà e volontariato:
esperienze fondamentali per la crescita”

La Quercia scout di Alba ODV ha proposto un importante progetto educativo per contrastare la violenza di genere che ha coinvolto 560 studenti del biennio appartenenti a diversi istituti superiori. I ragazzi hanno letto e discusso il libro “Ragazza mia” della psicopedagogista Barbara Tamborini.
L’opera affronta temi delicati come la crescita, l’accettazione della propria unicità, l’emancipazione e le sfide dell’adolescenza e, nonostante il titolo al femminile, è rivolta a tutti per offrire strumenti concreti contro il disorientamento giovanile. Il percorso è culminato il 20 marzo ad Alba con un incontro collettivo con l’autrice al Teatro Sociale, preceduto giovedì 19 marzo da una serata dal titolo “Il genitore che serve nell’era digitale”.
Abbiamo posto alcune domande alla psicopedagogista e scrittrice Barbara Tamborini. Anche il suo ultimo libro “A voi ragazze e ragazzi”, appena uscito per De Agostini, tocca ancora il tema delle sfide dell’adolescenza.
Dottoressa, che cosa serve oggi per essere genitori nell’era digitale?
«Crescere i figli oggi è sicuramente più complesso perché l’ambiente online non è un ambiente progettato per il benessere e per l’educazione di chi sta crescendo. Spesso è guidato da regole di mercato dove la priorità è guardare a chi sta crescendo come un potenziale consumatore e quindi sollecitare i suoi bisogni, intercettare i suoi desideri e quindi anche le sue vulnerabilità per agganciarlo in una dinamica di consumo intensivo e soprattutto di utilizzo dei device in modo continuativo.
Più tempo i ragazzi passano online più le multinazionali hanno la possibilità di vendere la loro attenzione e generare profitto. Questo è sicuramente un elemento molto caratteristico di quest’ultimo periodo storico e noi genitori dobbiamo formarci e in qualche modo tutelare la crescita, ponendo dei limiti che permettano ai nostri figli di muoversi in un ambiente dove mettersi in gioco, esplorare in un ambiente che offre stimoli specifici. Le ricerche ci dicono che oggi gli indici di benessere degli adolescenti sono i peggiori degli ultimi 20 anni e sicuramente l’uso delle tecnologie sregolato ha avuto un forte impatto in questo: c’è un incremento di casi di depressione, isolamento sociale, insoddisfazione rispetto alla propria immagine corporea, deprivazione di sonno e molti altri disturbi che raccontano un malessere diffuso che va in qualche modo contrastato con azioni educative comunitarie».
La crescita dei ragazzi secondo Lei può passare attraverso la solidarietà e il volontariato?
«Solidarietà e volontariato sono esperienze fondamentali per la crescita, ancora oggi molti ragazzi sono impegnati in attività di questo tipo. Mettersi in gioco in esperienze dove ti metti al servizio di qualcuno è un’esperienza molto formativa perché impari a decentrare il pensiero, impari a sintonizzarti col bisogno degli altri, impari a gestire anche la fatica di un impegno continuativo che richiede una fedeltà, costanza, responsabilità nei confronti degli altri, implica la capacità di capire cosa posso fare, cosa non posso fare, di toccare il mio limite, di pensare che il mio impegno non può magari cambiare completamente, risollevare la condizione di un altro, ma devo capire fino a che punto posso essere utile. Tutte competenze fondamentali per la formazione umana e che appunto vanno promosse e sostenute».
Come si può educare allo spirito di servizio e alla cura del bene comune?
«Educare allo spirito di servizio e alla cura del bene comune è un passaggio di testimone che da generazioni gli adulti tramandano a chi sta crescendo, perché solo coltivando il bene comune è possibile pensare e coltivare un’idea di futuro. In questo periodo storico i messaggi che arrivano sono contrastanti e dicono che la società attuale non tutela il bene comune, ma molto spesso tutela il profitto, coltiva la possibilità di agire contro gli altri per il proprio bene. Questa è una cultura molto diffusa che vediamo sia a livello della vita nella comunità, ma potentemente nelle vicende internazionali e di politica globale. Questo è un messaggio che spesso scoraggia i ragazzi e incute molta paura rispetto al futuro. Vediamo una condizione ambientale che mette molta angoscia a chi sta crescendo. C’è proprio la fatica nei giovani di constatare: “Ma a nessuno sta a cuore il bene comune che ci riguarda da vicino per vivere il futuro?”. Questa è una consapevolezza che tormenta chi sta crescendo e che accende tanti interrogativi, ma nello stesso tempo sono moltissimi gli adulti che testimoniano un impegno costante soprattutto nelle realtà territoriali, nell’associazionismo all’interno della vita parrocchiale, ma non solo, in tante associazioni laiche che si impegnano quotidianamente per il bene comune.
Credo proprio che sia fondamentale che anche all’interno della scuola, oltre alla dimensione dei contenuti, si dedichi del tempo anche a una riflessione più filosofica, più sul valore complessivo della vita anche se non sono previste dal curriculum. L’educazione civica è una grande opportunità che va ben sfruttata per aiutare i ragazzi a vedere esempi illuminanti di persone che si sono impegnate per questi valori e in qualche modo tenerli vivi e coltivarli nella quotidianità di ciascuno».
Giorgia Barile

Psicopedagogista e scrittrice incontra ogni anno migliaia di studenti attraverso i Progetti Lettura attivati con le scuole in molte regioni d’Italia. Ha pubblicato con A. Pellai diversi libri per ragazzi di molto successo quali “Ammare, Vieni con me a Lampedusa” (De Agostini), “La Bussola delle emozioni” (Mondadori), “Il grande salto” (Mondadori) e “Sono Francesco” (DeAgostini). Tiene incontri formativi sull’educazione affettiva ed emotiva e sull’educazione di genere. Ha dedicato particolare attenzione alla formazione delle ragazze con il libro “Ragazza mia” scritto con il contributo delle stesse protagoniste. Tiene incontri per genitori a sostegno della genitorialità con particolare attenzione alla gestione delle sfide evolutive di questo tempo storico. Ha pubblicato con A. Pellai libri per genitori tradotti in diverse nazioni, tra questi il best seller “L’età dello tsunami. Come sopravvivere a un figlio preadolescente” (De Agostini) ed “Esci da quella stanza” (Mondadori). Coordina progetti per la creazione di comunità educanti sul territorio.
È mamma di quattro figli.