"La vita che verrà/Herself" di Phyllida Lloyd

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La recensione del film

La recensione del film “La vita che verràdi Phyllida Lloyd, a cura del professor Pier Mario Mignone.

Phyllida Lloyd è una nota regista britannica di teatro e cinema: nel primo si è creato un suo stile particolare con la messa in scena di opere shakespeariane, come Giulio Cesare e Enrico IV, con cast attoriale interamente al femminile. Nel 2008 trasferisce nel cinema il successo del musical  Mamma mia!  con la debordante Meryl Streep, Oscar nel successivo  The Iron Lady, biografia dell’altrettanto irrefrenabile Margaret Thatcher. Il suo marcato interesse per figure femminili forti e combattive è una costante che ritorna nel suo terzo film, La vita che verrà (Irlanda/UK, 2020), – ma il titolo originale Herself,  se stessa, è più coerente con la sua linea tematica.

Sandra con le sue due vivaci bambine lascia il marito violento, che però deve continuare  a vedere nel weekend con le figlie, e cerca, senza trovarlo, un alloggio in cui vivere, oltretutto con un lavoro saltuario e poco gratificante  in un bar. Un giorno vede in una trasmissione tv un  uomo che dice che si  può auto costruire una casa a costi contenuti. L’idea mette in moto le risorse di Sandra, che comincia ad informarsi  freneticamente con chi ha una qualche attinenza nel settore, finché la donna, un medico, cui presta  assistenza (già come sua madre), le offre il terreno su cui costruire. Sul progetto si aggregano dei volontari eterogenei ma ben disponibili ed empatici, fanno squadra e i lavori cominciano. Il marito, però, non si rassegna alla separazione …

Di fronte alla momentanea, drammatica, disfatta di un rapporto di coppia, la costruzione di una casa è una asserzione vitale, operazione al contempo concreta e simbolica perché rappresenta  la ricostruzione di un progetto di vita sulla base della famiglia e in un contesto comunitario.

Sembrerebbe un film alla Ken Loach, ma se ne discosta sia per minore attenzione alla militanza politica, e quindi marginale analisi della società britannica, sia perché la protagonista è una donna forte, di carattere, che sfida la sua condizione e in qualche modo se ne affranca. In altre parole: da una parte una donna che non si arrende, dall’altra un ambiente umano che si lascia coinvolgere in un’impresa solidale, crea comunità attorno ad una persona che rappresenta anche un’idea di riscatto, un affrancamento femminile che è un aggregatore di forze al centro d una solidarietà senza condizioni. E’ interessante considerare come il personaggio di Sandra ci appaia immediatamente comunicativo per la sua verosimiglianza: l’interprete Clare Dunne aveva infatti steso la prima sceneggiatura del film e probabilmente lì c’era un che di vissuto se non biografico di una certa rilevanza.

Il finale, di cui non dico, mentre rivela ancora una volta l’incapacità dell’uomo ad affrontare il trauma perdendosi in  un comportamento distruttivo, dall’altra conferma la volontà positiva della donna che vuole comunque andare oltre.

Se è vero che la regista tralascia l’analisi delle cause sociali del fatto, forse è perché molto è già stato detto, optando quindi per scelte diverse, insolite di sicuro, ma costruttive, letteralmente.

 

Pier Mario Mignone

 

 

 

Pier Mario Mignone
Frequenta come borsista di Ca’Dolfin l’Università di Venezia “Ca’ Foscari”, dove si laurea in Lingue e Letterature Straniere (Inglese e Americano). Insegna Inglese al Liceo Ginnasio “Govone” di Alba e poi al Liceo Scientifico “Cocito”.

Nel contempo si occupa di Cinema, fondando alcuni Circoli del Cinema (aderenti all’Unione Italiana Circoli del Cinema, di cui è stato presidente per alcuni anni e di cui è tuttora consigliere).

Unitamente a pubblicazioni varie, tiene incontri di cultura massmediatica per scuole, enti pubblici e privati, college, in Italia e all’estero. Ha svolto pure attività di group leader per studenti di vacanze-studio nel Regno Unito, Irlanda e Stati Uniti, iniziando altresì un’intensa produzione video documentaristica tuttora in piena attività. È stato tra i fondatori di Alba International Film Festival, di cui è attualmente presidente, e ha fatto parte di alcune giurie in festival internazionali.

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