"Schindler’s List" di Steven Spielberg

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La recensione del film

Schindler’s List” di Steven Spielberg, recensione a cura del professor Pier Mario Mignone.

Uscito in questi mesi, anche l’ultimo film di Steven Spielberg, Disclosure Day (2026), ha qualcosa che rimanda al suo film più sofferto e memorabile, Schindler’s List (1993): una ossessione etica, una scelta morale vissuta con la tensione  incomprimibile di una missione salvifica e rivelatrice: far emergere la verità celata sulla presenza di vita aliena nel primo, l’imperativo categorico di salvare più vite umane nel secondo, operando all’interno di un sistema di potere che ha materializzato nella Storia il male assoluto.

Conosciamo tutti la vicenda, vera, di Oskar Schindler, un personaggio che affronta le proprie contraddizioni, che si evolve da un iniziale opportunismo politico ed imprenditoriale  ad una presa di coscienza radicale di fronte ad atrocità programmatiche senza precedenti nella Storia. La doppia vita tra gli ambienti militari con il comandante  Amon Goeth (un efficace Ralph Fiennes)   e la realtà pressante nei lager e in fabbrica, con il suo saggio e affidabile assistente  Itzhak Stern (un grande Ben Kingsley) con cui compila la celebre lista, paradigma di tutte le salvazioni, tra violenza manifesta e furibondi deliri di distruzione, – geniale  e memorabile la macchia rossa del cappottino della bimba anche lei travolta nel magma apocalittico.

Il campo di concentramento di Plaszow, nel 1944 il campo di sterminio di Auschwitz, la fabbrica di Brunlitz:  un lotta contro il tempo e il precipitare degli eventi.  Che cosa spinge l’industriale tedesco di Cracovia dal 1938 (un emblematico, iconico Liam Neeson), in buoni rapporti con i comandi nazisti, alla tratta degli ebrei acquistati come operai forzati,  in realtà un espediente rischiosissimo e costosissimo per salvarli dallo sterminio ? Ben altro che buon cuore, pietà per i propri simili, empatia sociale: Schindler ha rappresentato il livello  più alto della solidarietà, non quella semplicemente dichiarata, ma quella tremendamente operativa sul campo, quella  per cui si mette in gioco la propria stessa esistenza.

Nel1958, Oskar Schindler  viene riconosciuto ‘Giusto delle Nazioni’ e sul monte Sion, in Israele, viene eretta la sua tomba.

Film solidale anche nello stile. Fotografato in un  bianco e nero “necessario” perché quella era la tinta della memoria trasmessaci come traccia del reale. Buona parte del film è stata girata con la cinepresa a mano, come nelle riprese  dei cinereporter a creare il senso di immediatezza, presenza come in una diretta, un effetto realtà.

Se pensiamo ad un cinema popolare, che sappia mediare tra pietà, commozione e sguardo storico, privilegiando il dolore e la tragedia inaudita dell’eccidio, perché non si dimentichi l’orrore passato, concordiamo con Pino Farinotti:

“Film concepito e costruito per essere definitivo, come memoria, opera d’arte e documento”.

 

 

 

Pier Mario Mignone

 

 

 

Pier Mario Mignone
Frequenta come borsista di Ca’Dolfin l’Università di Venezia “Ca’ Foscari”, dove si laurea in Lingue e Letterature Straniere (Inglese e Americano). Insegna Inglese al Liceo Ginnasio “Govone” di Alba e poi al Liceo Scientifico “Cocito”.

Nel contempo si occupa di Cinema, fondando alcuni Circoli del Cinema (aderenti all’Unione Italiana Circoli del Cinema, di cui è stato presidente per alcuni anni e di cui è tuttora consigliere).

Unitamente a pubblicazioni varie, tiene incontri di cultura massmediatica per scuole, enti pubblici e privati, college, in Italia e all’estero. Ha svolto pure attività di group leader per studenti di vacanze-studio nel Regno Unito, Irlanda e Stati Uniti, iniziando altresì un’intensa produzione video documentaristica tuttora in piena attività. È stato tra i fondatori di Alba International Film Festival, di cui è attualmente presidente, e ha fatto parte di alcune giurie in festival internazionali.

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