Frabousan Ki Taiou: dove l’acciaio incontra la memoria

Progetti, racconti e testimonianze

“Tutte le difficoltà sono state superate con la passione che ci ha sempre guidati”

Dagli insegnamenti dell’ultimo maestro coltellinaio ai laboratori per i giovani: così Frabosa mantiene viva la sua identità.

Tra le associazioni culturali del territorio provinciale ci sono realtà che lavorano per mantenere vive le tradizioni locali. Una di questa è Frabousan Ki Taiou, una piccola APS sita a Frabosa che si occupa di salvaguardare la memoria dei coltelli frabosani. Nell’ambito della Campagna CSV sul Volontariato culturale abbiamo intervistato il presidente Alessandro Barabino.

 

Partiamo dall’inizio: perché vi chiamate Frabousan Ki – Taiou?

«La nostra associazione vuole salvaguardare la memoria del coltelli di Frabosa: c’è un legame profondo tra l’uomo, il ferro e il fuoco. È qui che nasce una tradizione secolare: quella dei coltelli frabosani, noti localmente come “Frabousan Ki Taiou” (ovvero “Frabosani che tagliano”), dove il lavoro manuale supera la semplice utilità per diventare vera e propria arte. Il nome della nostra associazione si ispira alla lingua occitana della Val Corsaglia, una lingua Gallo-Provenzale.
Il nome dell’associazione era il grido che i coltellinai lanciavano ai mercati per reclamizzare la vendita dei coltelli».

Perché promuovete la tecnica della metallurgia?

«Lo facciamo per portare avanti una tradizione antica che risale al 1790. Il progetto che porta alla nascita dell’associazione risale al 1994 quando abbiamo scoperto i laboratori. Abbiamo sentito forte la necessità di salvare tutto quel materiale, che stagnava in una capsula del tempo che si fermava al 1960: si trattava di una produzione artigiana a carattere famigliare portata avanti dai discendenti di Titò, Pierino e Carlin. Mentre lavoravamo a quel materiale passavano gli anziani del posto che ci raccontavano i loro ricordi circa i coltelli, ci raccontavano delle tradizioni del posto. Nel 1995 abbiamo incontrato Carlo Avalle, l’ultimo fabbro, negli ultimi tempi della sua vita ci ha insegnato tutto circa la storica tecnica metallurgica dei coltelli. Dei due laborator frabosani, quello dei Liprandi e quello di Gastone abbiamo salvato dall’estinzione il materiale che ci è stato donato. Ci sono voluti 23 anni perché il desiderio di allestire un laboratorio sui ferri taglienti prendesse corpo, ma oggi quei materiali sono all’interno dell’ecomuseo e vengono utilizzati per tramandare la tradizione alle nuove generazioni affinché il patrimonio di conoscenze dei coltellinai non venga perso».

Come vi inserite all’interno dell’ecomuseo del marmo di Frabosa?

«L’ecomuseo racconta i marmi di Frabosa che hanno fatto la storia piemontese. Qual è il rapporto con i coltelli? Per lavorare il marmo venivano utilizzati gli scalpelli, questi venivano portati ai coltellinai per la manutenzione. In questo modo l’ecomuseo rappresenta quindi la sinergia storica tra queste due produzioni antiche».

Quando nasce il laboratorio dei coltelli?

«Il progetto di restituire a Frabosa Soprana l’antico laboratorio dei Frabousan Ki Taiou si è realizzato a gennaio 2017. È stato ricostruito il vecchio laboratorio, con l’antico incudine il banco morse e le mole rotanti, databili tra fine “800 e inizio ‘900 e sono stati acquistati strumenti utili all’attività in laboratorio per costruire coltelli. Il laboratorio è nato pietra su pietra, mattone su mattone, con centinaia di ore di volontariato e con costi importanti a carico dei soci fondatori, spesso con esborso di fonti proprie. Tutte le difficoltà sono state superate con la passione che ci ha sempre guidati».

Come tramandate la tradizione alle nuove generazioni?

«Si trasmette mostrando alle persone che dietro ogni lama c’è un’anima e una storia. Io e il mio amico David – i coltellinai Chicco e Dodo – portiamo avanti la tecnica insegnataci dal nostro maestro Carlo Avalle. Il nostro è uno dei pochi musei italiani di tipo laboratoriale visitabile liberamente e quando i gruppi visitano il museo possono vederci intenti alla produzione di alcuni manufatti. Inoltre lavoriamo con la proloco locale, quest’anno abbiamo voluto dare maggiore risalto alla tradizionale castagnata denominata Castagne e Coltelli. In questa occasione abbiamo ospitato i Quiliano Throwers guidati da Paolo Ferrari, campione italiano di lancio sportivo di coltelli e asce. In fiera erano presenti oltre 10 coltellinai della provincia di Cuneo che hanno esposto le loro opere uniche e eseguito dimostrazioni live di forgiatura delle lame.
Abbiamo invitato il gruppo folcloristico Bal do Sabre, la danza delle spade, rievocazione della presenza dei Saraceni nella valli alpine. Quest’estate poi abbiamo realizzato eventi che avvicinassero le persone all’ecomuseo, creando due percorsi paralleli. Con i ricordi di viaggio di Fabrizio Rasore abbiamo portato i giovani al centro dell’Indonesia, mostrando come i coltelli raccontino paesaggi e persone di cultura lontane. Parallelamente, grazie allo sguardo sensibile di Maurizio Zappaterra, abbiamo raccontato la nascita dei coltelli frabosani: scatto dopo scatto si poteva osservare la materia prima prendere forma, il ritmo cadenzato del martello sull’incudine e la cura dei dettagli. Mostrare questo processo è il modo più potente per far capire alle nuove generazioni che l’artigianato non è semplice lavoro manuale, ma pura arte».

 

Elisa Girardo

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